Statuto Marche: la dura presa di posizione dei vescovi

Lo stupro dell



Imminente l'ennesimo stupro dell'identità nazionale: il Consiglio regionale delle Marche ha esaminato l'esame del nuovo Statuto Regionale "federale", nel quale Risorgimento, Repubblica, Resistenza, laicismo e un'equivoca religiosità (buddismo? scientology? sciamanesimo?) precedono il cattolicesimo. Una generica "famiglia" prevale su quella Costituzionale, monogamica e tra persone di diverso sesso. La totalitaria scomparsa del pluralismo nelle istituzioni scolastiche.

da Mons. Giuseppe Orlandoni
Vescovo di Senigallia



Il testo attuale appare migliorato rispetto a quello sottoposto a consultazione.
Tuttavia, si fatica ancora a trovare puntuali riferimenti alla specifica situazione marchigiana, ai tratti caratterizzanti e tipici della nostra Regione.
Per esempio, nel preambolo compare ora un opportuno richiamo alla matrice religiosa che mancava nella versione precedente.
Ma questo richiamo appare incompleto perché non si dice chiaramente che nella nostra terra la tradizione religiosa è cristiana e cattolica.
Se lo scopo del preambolo è di enunciare i valori e le esperienze che hanno segnato la nostra storia e a cui si ispira lo statuto, non si può dubitare che il contributo della cultura cattolica sia fra questi.
E comunque, l’affermazione delle radici cristiane e cattoliche della nostra terra ben potrebbe accompagnarsi all’affermazione del principio di tolleranza nei confronti di ogni confessione religiosa, principio che pure caratterizza la storia marchigiana.

Condivisibile appare la scelta di recepire il principio di sussidiarietà anche se il testo non ne coglie a pieno le potenzialità. Inoltre, non convince che il principio venga funzionalizzato “alla realizzazione degli obiettivi della politica regionale” (art. 2 co. 6), quando la Costituzione lo mette in relazione con “lo svolgimento di attività di interesse generale” (art. 118 co. 4) e dunque non solo con gli obiettivi fissati dalla politica.

C’è poi il riferimento alla famiglia di cui la Regione giustamente “riconosce il valore storico, sociale ed economico” (art. 4 co. 3).
Certo il testo non dice che cosa si debba intendere per famiglia, ma va da sé che anche nelle Marche vale l’art. 29 della Costituzione secondo cui la famiglia costituisce una “società naturale fondata sul matrimonio”.

Manca ancora, invece, un accenno alla necessità di riconoscere e tutelare il pluralismo delle istituzioni scolastiche come pure il pluralismo del sistema dell’informazione locale nella prospettiva di esprimere tutta la complessità e la ricchezza della vita culturale regionale. Dovrebbe essere richiamata, peraltro, l’esigenza che la Regione favorisca lo sviluppo della cultura e della ricerca nei diversi campi, sia nel campo scientifico e tecnologico, sia in quello antropologico ed etico.

Per quanto riguarda infine gli aspetti relativi all’organizzazione e al funzionamento della Regione, il testo sceglie l’elezione diretta del Presidente della Regione, una forma di governo che esalta il potere di scelta dei cittadini.
Resta da fare uno sforzo per razionalizzare i rapporti fra i vari organi della Regione allo scopo di precisare il contributo di ciascuno di essi alla realizzazione delle politiche in favore dei cittadini marchigiani.

Ci si augura che il Consiglio Regionale, tenendo conto delle osservazioni di cui la comunità ecclesiale si fa portavoce nell’intento di contribuire al bene comune, sappia cogliere questa grande occasione dello Statuto per costruire un nuovo assetto istituzionale regionale in aderenza all’identità, alla storia e alle attese dei marchigiani.

(C) VivereSenigallia, 12-7-2004
http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2003









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Pubblicato il: 20.07.2004 (2406 letture)