Introduzione al lobbying

di Rafa Rubio, rrubio@hazteoir.org





Da tempo immemorabile gli uomini hanno partecipato alla vita politica: indipendentemente dalla forma di governo, la gente ha cercato il modo per far giungere il proprio punto di vista a quanti sono deputati a decidere.
Alcuni arrivano persino ad indicare in Mosè il primo lobbista, per i suoi continui negoziati con il Faraone.
Insomma, da sempre, la persona umana ha trovato il modo di proporsi ai pubblici poteri e di far pervenire ad essi le proprie rivendicazioni.

Se portiamo l’attenzione alla stampa e pubblicistica recente, possiamo osservare come il lobbying sia circondato da una alea di mistero, quasi fosse un qualcosa riservato ad intriganti e corrotti, chiamati a distruggere la democrazia.
Anche il mondo accademico è diviso. A mo’ di esempio ci sembra interessante confrontare i titoli di libri scritti su questo argomento. L’esercizio, peraltro interessante, è anche abbastanza divertente.
Ci imbattiamo così ne «I giganti assassini» (1) che hanno messo «Il Congresso in vendita» (2) per «Un miliardo di dollari di influenza» (3), con il quale stanno portando a compimento «Il ratto dell’America», che condurrà alla «Distruzione della democrazia» (4) per mezzo di una malattia potente e multiforme, la «Demosclerosi» (5).
D’altro canto abbiamo quelli che al grido «Collegare la gente al Governo» (6), annunciano che stanno «Facendo pressione per il cambiamento sociale» (7), il «bene comune» (8) e «I cittadini in periodo non elettorale» (9), insomma stanno «Lobbying for people» (10).

Dal nostro punto di vista, qualunque persona, gruppo, associazione o impresa che si propone di agire sui poteri pubblici opera come un lobbista e sarà dai suoi obiettivi e comportamenti che deve discendere il giudizio etico: da questi dipenderanno gli effetti sulla democrazia.
Nonostante tutto, si osserva che, in un’epoca nella quale l’apatia politica è una costante che si ripercuote nel calo della partecipazione elettorale, sono sempre più numerosi i cittadini che pretendono di esercitare i loro diritti costituzionali circa il prendere parte attiva nella cosa pubblica.

C’era una volta…

Il lobbying come attività professionale è nato a Washington, nei corridoi dei locali in cui le persone che volevano parlare con i rappresentanti politici si raggruppavano in attesa della loro comparsa per trasmettere loro le proprie istanze. Da quel momento, quelle persone hanno fatto parte della vita politica nordamericana.
Inizialmente, la messa in atto del lobbying era legata agli interessi delle grandi multinazionali, compagnie ferroviarie della fine del XIX secolo, agricoltori, manifatture di tabacco… le uniche entità che disponevano di mezzi sufficienti per sostenere una campagna di tali dimensioni. Per questa stessa ragione, inizialmente, alcuni di questi personaggi utilizzarono metodi illegali per raggiungere i propri scopi.
Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, sorgono negli Stati Uniti una serie di gruppi intenzionati a proteggere gli interessi dei cittadini; gruppi come Comun Cause, Public citizen, presero a portare avanti campagne a favore degli interessi di cittadini a Washington, utilizzando a questo fine le stesse persone e metodi dei gruppi di pressione.

La legislazione

L’intenzione di regolamentare l’azione di questi gruppi è forse stata una delle materie su cui si è esercitata più forza. Ciò prova la sua efficacia perché, in generale, la materia è rimasta ancora senza legislazione e solo negli Stati Uniti si è ottenuta l’approvazione di una serie di norme in questa direzione: la prima è del 1946 - peraltro mai applicata – e l’ultima nel 1996, che ancora non ha avuto tempo per dimostrare la sua efficacia.

Lobby o gruppo di pressione

Secondo noi, le caratteristiche essenziali del concetto di «gruppo o attività di pressione» sono:

  1. Un’unione di persone, organizzate
  2. Una tecnica di attività di gestione
  3. Un soggetto attivo – sia professionale o meno – ed un soggetto passivo dotato di potere legislativo
  4. Un oggetto: misure legislative o di regolamentazione
  5. Un fine, gli interessi dei soggetti che costituiscono l’organizzazione

Da queste caratteristiche ci azzardiamo a proporre una definizione che nella sua semplicità risulta contemporaneamente sia escludente che comprensiva: lobbying è ogni unione autonoma ed organizzata di persone che conduce azioni per influire sul potere legislativo in difesa di alcuni interessi comuni.

Interviste personali, lettere ai personaggi più rappresentativi dell’amministrazione e dei partiti politici, apparizioni innanzi alle commissioni delle camere, mobilitazioni civili… sono soltanto alcuni dei mezzi che si possono utilizzare per raggiungere il fine che ci si propone.

Dalla consistenza tecnica delle proposte e dal consenso che ricevono dipende, per gran parte, il loro esito.


NOTE


1 Pertschuk, M.Giant Killers. Norton, New York, 1986.
2 Lewis, Charles. The buying of the Congress: how special interests have stolen your right to life, liberty, and the pursuit of happiness. Avon Books, New York, 1998.
3 Godwin, Kenneth, One billion dollars of influence : the direct marketing of politics. . Chatham House Publishers, Chatham, NJ, 1988.
4 Bennett, James y DiLorenzo, Thomas. Destroying democracy : how government funds partisan politics. Cato Institute, Washington, DC, 1985.
5 Rauch, J. Demosclerosis : the silent killer of American government.Times Books, New York, 1994.
6 Rothenberg, Lawrence S. Linking citizens to Goverment.Cambridge University Press, New York, 1992.
7 Richan, Willard. Lobbying for social change. Haworth Press, New York, 1996.
8 Mc Farland, Andrew S. Common Cause: lobbying in the public interest. Chatham House Publishers, Chatham, NJ, 1984.
9 Rosembraum, .Citizens between elections.
10 Bery, Lobbying for People. 1996.








Copyright © by Fatti Sentire! Tutti i diritti riservati.
Pubblicato il: 24.02.2004 (3225 letture)