Kashmir, Caritas India: “I soccorsi arrivano lentamente, perché terra di confine

Lo denuncia ad AsiaNews il direttore esecutivo dell’organizzazione cattolica. La zona colpita è teatro di scontri tra India e Pakistan e “forse le Ong di tutto il mondo si muovono più lentamente per questo. Eppure in Kashmir serve ancora tutto”.

New Delhi (AsiaNews) – I soccorsi nel Kashmir indiano sono “troppo lenti” e i problemi collegati alla scarsità di mezzi ed alla carenza di braccia “si sentono nelle operazioni di soccorso”. Per p. John Noronha, direttore esecutivo della Caritas indiana, forse il motivo dei ritardi è nel fatto che questa “è terra di confine”. “Eppure – continua - di solito le Ong di tutto il mondo corrono nei luoghi teatro di tragedie: qui però non si vede ancora nessuno. Abbiamo poche persone che lavorano con noi e lo fanno per tutto il giorno, senza fermarsi”. Il soccorso governativo ha altri problemi: la gente del posto non vede di buon occhio i militari inviati in Kashmir dal governo centrale.

“Il nostro personale – conclude p. Noronha - ha messo in piedi un Centro consulenza traumi, quanto meno per i bambini ancora sotto shock dalla visione dei corpi smembrati dalle macerie”. Eppure in totale i medici sono appena 6 ed i volontari solo una cinquantina.

Dalla diocesi di Jammu-Srinagar, cuore del Kashmir scosso dal terremoto, p. Dominic lancia ad AsiaNews un grido di allarme: “La situazione qui continua ad essere precaria. Le scosse di assestamento fanno tremare il terreno e tutto è a rischio smottamento. Pregate anche per noi”.

“I nostri cuori – commenta p. Babu Joseph, portavoce della Conferenza episcopale indiana - sono con coloro che soffrono. Preghiamo Dio affinché possano superare il senso di disperazione e perdita che li avvolge, ma la furia della natura è temperata dalla risposta umanitaria della popolazione di entrambi gli Stati”.

“Le agenzie cattoliche – continua – sono state rapide nel rispondere alla tragedia ed hanno subito preparato rifugi per coloro che sono senza casa”. “Le tragedie naturali non si possono controllare – conclude – ma il modo in cui si risponde a queste può fare molta differenza. Se poi il senso di solidarietà con cui agiamo è sincero la differenza può far cambiare il mondo”.

Nel Kashmir indiano il terremoto dello scorso 8 ottobre ha causato almeno 1300 morti.

Da AsiaNews del 15 ottobre 2005

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