Perché Prodi non è da votare…
Argomento: Socialismo

IO, DA CATTOLICO NON VOTO PRODI

Molti pensano che il problema dell’Unione per i cattolici siano i comunisti e i post comunisti. Io invece dico che il problema principale ha un nome e un volto: quello di Romano Prodi. Perché l’inaffidabilità di questo politico sui temi della vita e della famiglia è clamorosa, enorme, sconcertante. Il 25 luglio 2005 il professore ha pronunciato una frase che ne riassume il mondo interiore: “Aborto e divorzio sono un patrimonio dell’Unione". Io non posso votare un uomo che considera un suo patrimonio la morte cruenta di 136.000 bambini non nati ogni anno in Italia. Lo stesso uomo che ritiene la pillola abortiva Ru486 solo una questione di «tecnica sanitaria»…

di Mario Palmaro

 



Vorrei spiegare ai miei ventitrè lettori le ragioni che mi impediscono, e mi impediranno sempre, di votare Romano Prodi e i partiti della sua coalizione. Ritengo che fra la mia identità cattolica e l’Unione vi sia un’incompatibilità ontologica, intrinseca, insuperabile. So che dicendo questo ferisco la sensibilità di tanti fratelli nella fede, molti anche amici, che intendono sostenere Prodi. Ma non posso farci nulla, e anzi comincio con il dire che questo fatto – il fatto che l’Unione abbia un forte motore elettorale in molte parrocchie, in molte sacrestie, nella testa di alcuni sacerdoti - rimane per me un doloroso, grande mistero. Perché basta osservare tre cose, semplici, evidenti, chiare come il sole, per accorgersi che fra cattolicesimo e Unione non c’è alcun punto di possibile intesa.
Il primo elemento: il programma elettorale. Al di là delle dense cortine fumogene che ne saturano le centinaia di pagine, alcune cose sono evidenti: che per l’Unione la legge 194 sull’aborto non si può né si deve toccare; che il prossimo parlamento attuerà il riconoscimento delle coppie di fatto, a prescindere dall’orientamento sessuale (pagina 72 del programma); che l’eutanasia è una giusta possibilità almeno in certi casi (si veda ciò che in Toscana è stato deciso sui bambini prematuri); che l’aborto chimico – la RU 486 – deve essere diffusa, come dimostrano le regioni di centro sinistra che hanno da tempo avviato la sperimentazione; che la scuola libera dovrà cavarsela da sola e dire addio alle ipotesi pur timide dei buoni scuola; che l’educazione è faccenda dello Stato; che la famiglia è solo una fra le tante realtà interessanti, insieme al circolo Arci e alla bocciofila parrocchiale. Spesso mi dico: ai tempi della vecchia Balena Bianca, se uno si fosse alleato con partiti favorevoli a simili idee, tutti i cattolici – anche quelli che adesso sostengono Prodi – sarebbero insorti, stimmatizzando quella coalizione come “contraria alla dottrina sociale della Chiesa”. Vi prego: andate a leggervi i primi dieci punti del programma della Rosa nel pugno. Si dirà: ma quello non è il programma dell’Unione. Vero. Ma quando Bonino e Pannella porranno l’aut aut – quella è gente che sbaglia, ma con coerenza invidiabile: insegue ideali orribili, non poltrone – quando costoro diranno: o ci date corda o togliamo appoggio al governo, che cosa accadrà? Non verranno, almeno in parte e con abili trucchi verbali, accontentati?
Seconda considerazione: il comportamento del centro sinistra in questi cinque anni. Ogni volta che sono state messe in votazione questioni di valore, la distanza con la dottrina sociale della Chiesa è stata abissale: se avessimo avuto una maggioranza dell’Unione, la legge sulla fivet sarebbe stata ben peggiore; avremmo avuto il divorzio veloce; gli insegnanti di religione sarebbero ancora dei precari; le unioni gay sarebbero già una realtà. Mi fermo per ragioni si spazio.
Terzo e ultimo – ma più importante – argomento: il leader della coalizione. Molti pensano che il problema dell’Unione per i cattolici siano i comunisti e i post comunisti. Io invece dico che il problema principale ha un nome e un volto: quello di Romano Prodi. Perché l’inaffidabilità di questo politico sui temi della vita e della famiglia è clamorosa, enorme, sconcertante. Il 25 luglio 2005 il professore ha pronunciato una frase che ne riassume il mondo interiore: “Aborto e divorzio sono un patrimonio dell’Unione". Io non posso votare un uomo che considera un suo patrimonio la morte cruenta di 136.000 bambini non nati ogni anno in Italia. Lo stesso uomo che ritiene la pillola abortiva Ru486 solo una questione di «tecnica sanitaria» (Avvenire del primo febbraio 2006, pagina 7). Sempre Prodi ha inviato una illuminante lettera datata 1 marzo 2006 a Francesca Polo, Presidente nazionale ArciLesbica e a Sergio Lo Giudice, Presidente nazionale Arcigay, nella quale in sostanza si dice: non fate chiasso adesso, aiutateci a vincere, e state certi che otterrete ciò che chiedete per le unioni di fatto. Ma il peggio di sé Romano Prodi lo ha dato nelle vesti di Commissario europeo,  quando l’Unione ha finanziato con almeno 32 milioni di euro le associazioni ed i gruppi che praticano aborti, sterilizzazioni e contraccezione nei Paesi in Via di Sviluppo. Associazioni apertamente anticattoliche: alcune di esse hanno chiesto di buttare fuori dall’ONU la Santa Sede, altre hanno accusato la Chiesa di essere omofobica e contro l’emancipazione femminile. Da ricordare anche il fatto, enorme, che Prodi, da cattolico adulto, è andato a votare al referendum sulla legge 40, quando i cristiani avevano scelto di combattere con l’astensione. Lo so: molti cattolici amano Prodi perché è uno che prega, va in Chiesa, ha una bella famiglia. Ma quando voto io mi ripeto sempre un pensiero di Thomas S. Eliot, che fotografa proprio la nostra situazione: “Un uomo di Stato scettico o indifferente che operi in un quadro di riferimento cristiano potrebbe essere molto più efficace di un uomo di Stato praticante costretto a conformarsi a un quadro di riferimento secolarizzato”.  Sento già un’obiezione di fondo: anche contro la coalizione di centro destra ci sarebbero molte cose da ridire. Verissimo. Infatti io non mi sento di affermare che da quella parte i cattolici si trovino del tutto a loro agio. C’è però una profonda differenza tra le due opzioni: a destra può darsi che sui valori che contano ci sia una certa colpevole inoperosità, paragonabile a un muratore che impiega cinque anni per costruire un piccolo argine per contenere il fiume limaccioso – fatto di nichilismo, relativismo e cultura della morte – che minaccia la nostra civiltà. A sinistra, però, quel muratore ha in mano un piccone, e vuole demolire anche quel poco che ci è rimasto. Come sempre, per un cattolico, questo senso della realtà obbliga a una scelta di campo coerente. So che ad alcuni le parole di questo articolo suoneranno per nulla convincenti. A costoro, nel caso in cui – come sembra – l’Unione vincerà, mi permetto di dare un appuntamento amichevole: rivediamoci fra un anno, su queste pagine, e verifichiamo serenamente che cosa il Parlamento avrà fatto sulle cose che, Benedetto XVI dixit, contano più di ogni altra: vita umana, famiglia, educazione, scuola libera. Non sarà un bilancio piacevole. 
mario.palmaro@iltimone.org

La Provincia del 7 aprile 2006, pagina 1

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