Il primo bilancio dell’indulto

Hanno lasciato le carceri 2.666 detenuti, ma per molti la tentazione a delinquere è troppo forte. 

1) Liberi da poche ore, già tornano dentro

2) Indulto anche per i terroristi islamici

3) Roberto Castelli: «Avverate le nostre previsioni»

 




1) Liberi da poche ore, già tornano dentro
Hanno lasciato le carceri 2.666 detenuti, ma per molti la tentazione a delinquere è troppo forte. 

Forse le nostre carceri non sono poi così male, visto e considerato che in molti qualche ora dopo essere stati liberati sono tornati in cella. Il record, in senso negativo, spetta a Raimando Muntoni, 28 anni di Tula (Sassari) tornato dietro le sbarre solo cinque ore dopo aver lasciato l’istituto di pena di Oristano. Per festeggiare la tanto agognata libertà l’ex detenuto ha raggiunto un bar in via Gramsci a Macomer, in provincia di Nuoro, ma quando alcuni poliziotti del commissariato locale lo hanno fermato per chiedergli le generalità, poichè «brindava in maniera smodata» hanno detto le forze dell’Ordine, lui ha reagito con calci e pugni. Così dopo solo 5 ore di libertà, era stato liberato nel pomeriggio ed è stato fermato verso le 20.45, Muntoni è stato riaccompagnato nuovamente in carcere. E se prima era finito dentro con l’accusa di rapina ora dovrà rispondere di violenza, resistenza, danneggiamento aggravato e rifiuto di fornire le generalità.
A Trieste, invece, la libertà per Gianpaolo Monteduro di 49 anni è durata 12 ore. Scarcertato grazie all’indulto alle 16.00 di ieri, è stato pizzicato dai Carabinieri del Nucleo radiomobile del Comando provinciale di Trieste mentre tentava di rubare un’autovettura, una Fiat 500, con un paio di forbici, ed è, come ovvio, ritornato nel carcere del Coroneo.
Non puntava ad un’auto ma ad avere un po’ di liquidità un detenuto di Taranto uscito dal Marassi di Genova che dopo aver vagato per alcune ore per la città ha sfondato la vetrata di una pizzeria per rubare. Scoperto da una guardia giurata, l’uomo di 45 anni ha cercato di rifugiarsi nella vicina stazione Brignole dove gli agenti della Polfer lo hanno raggiunto e tratto in arresto. Da Genova a Bologna la storia si ripete. Oggetto del desiderio per una donna scarcerata di 33 anni nella serata di martedì sono stati tre paia di jeans. Bloccata in un negozio d’abbigliamento della centrale via Indipendenza la donna è stata arrestata con l’accusa di furto.
È andata peggio a un neo-scarcerato di Milano che è morto per la strada a Milano per un’overdose di sostanze stupefacenti. La vittima aveva 32 anni. Un altro carcerato liberato, 36enne, è, invece, stato riacciuffato dalla polizia: oggi ha tentato di rubare un’auto in via Barzoni, nella zona Scalo Romana.
Dramma scongiurato a San Daniele del Friuli in provincia di Udine dove un uomo di 54 anni, Piero Melis, tornato in libertà grazie all’atto di clemenza emanato la scorsa settimana dal Parlamento ha tentato di strangolare la ex moglie.
Ma se in molti sono tornati in carcere per aver commesso nuovi reati c’è anche chi ha chiesto di scontare la pena fino all’ultimo. A Villa Maraini, la fondazione storica che a Roma segue i tossicodipendenti nella riabilitazione, il 40 per cento dei detenuti ai quali l’indulto avrebbe concesso la libertà ha chiesto di poter proseguire il programma come se fosse ancora sottoposto a provvedimento restrittivo.
Nonostante fino all’ultimo non fosse chiaro quando l’atto di clemenza sarebbe stato licenziato dal Parlamento, molti avvocati avevano già pronti i documenti affinchè i loro assistiti potessero usufruire dell’atto di clemenza. Altri, invece, in questi ultimi giorni sono stati letteralmente presi d’assalto dai familiari dei detenuti. A conti fatti, comunque, nella sola giornata di martedì sono stati rimessi in libertà 2.666 carcerati. Il dato ufficiale è stato comunicato dal Guardasigilli Clemente Mastella che ha voluto dire «grazie a quanti, a partire dalle istituzioni, si sono mossi con prontezza di riflessi per accompagnare questa straordinaria via di uscita». Rivolgendosi anche alle associazioni di volontariato impegnate nel settore, il ministro della Giustizia ha chiesto «ancora un aiuto» per gestire la situazione. Rispondendo a quanti fanno notare che qualcuno è tornato in carcere subito dopo esserne uscito, Mastella ha spiegato che è «un fenomeno normale» e che sarà «amplificato solo da chi ha interesse ad amplificare». Parlando invece ai detenuti liberati Mastella ha chiesto di «essere responsabili» e di porsi come primo obiettivo quello di non tornare più in carcere.
Ma gli addetti ai lavori non smettono di manifestare la loro preoccupazione. «Purtroppo chi governa sa quello che fa, ma non conosce nè vuole intendere ciò che i provvedimenti di legge comporteranno. Mi riferisco all’indulto, ma lo stesso concetto può applicarsi anche all’immigrazione generalizzata», ha detto il Segretario Generale del Coisp (coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle forze di Polizia), Franco Maccari. «L’indulto - ha continuato Maccari - reca con sè tre conseguenze: il rammarico delle Forze dell’Ordine, che con fatica, sacrificio e lunghe indagini hanno assicurato alla giustizia delinquenti ora liberi, peraltro mettendo a rischio la propria incolumità. Una nuova ondata di criminalità, poichè alla delinquenza attuale, già in aumento esponenziale, andrà a sommarsi quella di almeno il 50 per cento dei favoriti dall’indulto, poichè criminali pluripregiudicati. Il vacillare di quella “certezza della pena” che dovrebbe porsi, nelle società cosiddette civili, come deterrente alle azioni criminose».

di Francesca Cassani
La Padania [Data pubblicazione: 03/08/2006] 


2) Indulto anche per i terroristi islamici
Il Viminale ai questori: «Controllate chi esce». Ma a Milano e Napoli sono già fuori tre tunisini legati ad Al Qaida. I clandestini non vengono espulsi. La Cdl: Amato applichi la «Bossi-Fini»

Il Viminale scopre che a usufruire dell’indulto ci sono anche stranieri condannati per terrorismo. Così, con due giorni di ritardo sull’apertura delle porte, arriva una circolare ai questori con l’invito a controllare con le carceri se siano anche loro tra i detenuti in uscita per il provvedimento di clemenza. Risultato: a Milano e Napoli erano già stati scarcerati tre tunisini condannati perché avevano legami con Al Qaida.

Il Giornale n. 182 del 03-08-06 pagina 1


3) «Avverate le nostre previsioni»
«Era fin troppo facile presumere che molti sarebbero “rientrati”.  Polledri: «Grazie ai buonisti di sinistra, c’è chi ha già tentato di uccidere»

Roma - «Si stanno avverando tutte le nostre previsioni. Era fin troppo facile infatti presumere che moltissimi detenuti sarebbero tornati immediatamente in carcere, ma questa velocità, tre in poche ore, colpisce anche me».
E’ il primo pomeriggio quando il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, commenta la notizia dei tre detenuti liberati grazie al provvedimento di indulto e che sono tornati in carcere dopo poche ore, uno per tentato furto e gli altri due per resistenza a pubblico ufficiale. Con il passare delle ore a quei tre recidivi “precoci” se ne aggiungono però numerosi altri e purtroppo questa triste conta è statisticamente destinata a salire.
«Per fortuna, fino ad ora, non ci è scappato il morto, ma l’uomo che ha cercato di uccidere l’ex moglie appena uscito dal carcere è il risultato della vuota retorica della sinistra» sottolinea Castelli dopo aver appreso dell’efferato episodio accaduto a San Daniele del Friuli.
«Questo dimostra - prosegue Castelli - come tante volte il carcere si riveli anche una forma di protezione per chi non è in grado di affrontare le difficoltà del mondo esterno. Queste persone arrestate nuovamente dovranno scontare ulteriori aggravi di pena per i reati che sono stati costretti a compiere dai buonisti della sinistra».
Sulla stessa linea il senatore piacentino della Lega Nord Massimo Polledri: «Grazie ai buonisti della sinistra migliaia di delinquenti sono stati riversati sulle nostre strade e altre decine di migliaia lo saranno a breve - spiega Polledri - E qualcuno ha già provato a uccidere. E' stato sbandierato che questo provvedimento è nato per sanare la difficile situazione delle carceri italiane. Ma non è credibile, non è questa la soluzione. Questo Governo ha deciso di riversare su milioni di onesti cittadini padani e italiani il problema di così tanti detenuti, liberi di tornare a delinquere, e di migliaia di extracomunitari clandestini, liberi di girare per l'Italia a fare chi sa cosa, perché tanto il Ministro dell'Interno Amato non applicherà la legge Bossi-Fini e quindi non li espellerà».
«La soluzione - prosegue il parlamentare del Carroccio - non è liberare i detenuti anzitempo, ma costruire nuovi carceri, dove i delinquenti possano espiare la pena, mentre i cittadini onesti possono tranquillamente girare per strada o stare serenamente in poltrona senza la paura di essere derubati, aggrediti, rapinati o persino uccisi visto che anche l' omicidio era incluso tra i reati a cui è stato applicato l'indulto».
«Sabato scorso al Senato è stato il giorno della vergogna - sottolinea il senatore Polledri - L'approvazione dell'indulto è una vergogna. Questo sconto di pena è una resa dello Stato. Lo Stato ha incrociato le braccia, o peggio, se n'è lavato le mani optando per la soluzione più facile: aprire i cancelli e via. Ma queste mani rimangono sporche perché il Governo ha scelto di proteggere Caino. Finché la Lega Nord è stata al Governo nessun indulto e nessuna amnistia sono stati realizzati, perché la Lega ha sempre dimostrato di stare dalla parte di Abele. Oggi invece dobbiamo subire un Governo che mente ai padani e agli italiani: nessuna paura, solo criminali comuni, nessun pericolo per i cittadini. Intanto, però, le Prefetture di tutto il Paese e le forze dell'ordine sono state allertate. Mastella liquida i primi rientri in carcere come "un fenomeno normale, un dato fisiologico", eppure il fatto che dopo poche ore dalla rimessa in libertà quattro detenuti siano tornati dietro le sbarre, di cui uno per tentato omicidio, è un dato preoccupante. Noi lo avevamo detto: moltissimi delinqueranno ancora. Ma quale paura deve aver avuto quella donna che si è vista piombare addosso l'ex marito che ha tentato di ucciderla?»
«Su noi cittadini padani ricadranno inoltre i maggiori costi di questo indulto - ribadisce Polledri - Sono le Amministrazioni comunali ad accollarsi i più rilevanti costi di assistenza agli ex detenuti, a scapito dei servizi ai cittadini onesti. I padani e gli italiani pagano e intanto gli extracomunitari clandestini restano nel Paese a delinquere. Bene ha detto il senatore Mantovano: se Amato non applica la legge Bossi-Fini, lo denunciamo».
Ma al di là dei problemi direttamente legati all’inevitabile crescere della criminalità, Polledri ricorda altre conseguenze ugualmente inquietanti di questo provvedimento lassista: «E qui viene anche da pensare a chi è rimasto impunito per la strage all'aeroporto di Linate, ai responsabili per i tanti, troppi, incidenti sul lavoro. La legittima sete di giustizia dei cittadini è rimasta inevasa. Dov'è finita la certezza della pena tanto decantata anche dagli esponenti dell'attuale governo? Dov'è finita la protezione che lo Stato deve a una madre che teme il ritorno del figlio tossicodipendente perché l'ha sempre picchiata? Ma, soprattutto, che esempio è stato dato alle giovani generazioni? Puoi rubare, uccidere, devastare una città come Milano, puoi fare del male alla gente onesta, tanto i buonisti della sinistra non ti puniranno».
«E le vittime dovranno ringraziare il Governo Prodi, un Governo che favorisce i pacs, un governo dove l'essere normali, inteso come nella media, è da considerarsi una colpa e qualcosa da combattere, il Governo di Bersani che colpisce la classe media, il ceto produttivo, pmi, artigiani e liberi professionisti ... Si capisce come la mentalità contorta della maggioranza si accanisce non solo su Abele, ma su milioni di formiche che hanno reso prospero questo Paese a favore della cicala, di Caino e di quattro politicanti da strapazzo magari con indosso cappellino di Che Guevara. - conclude il parlamentare della Lega Nord - A pochi mesi dall'insediamento di questo Governo lo scenario futuro del Paese non promette nulla di buono. Noi rispetteremo il mandato che ci è stato dato dai nostri elettori e combatteremo questo mondo alla rovescia che vuole la sinistra».

La Padania [Data pubblicazione: 03/08/2006] 

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