DICO, le bandiere al vento e il cavallo di Troia…

Furono proprio i cattolici del centrosinistra ad applaudire la Nota pastorale emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 16 gennaio del 2003, su «alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica», cioè uno dei testi che servirà da base per il prossimo intervento della Cei. Intanto Mons. Velasio De Paolis, segretario del supremo tribunale della Segnatura Apostolica, in un intervista rilasciata a La Stampa, dopo aver affermato che «i DICO sono il cavallo di Troia per arrivare al matrimonio gay», avverte che «il laicismo anti-famiglia dei Grillini e dei Luxuria si salda ai vecchi anticlericalismi dei circoli laico-massonici»

1) Oggi si strilla tanto. Appena ieri erano applausi     di Andrea Tornielli
2) "DICO, cavallo di Troia per arrivare al matrimonio gay"



"DICO, cavallo di Troia per arrivare al matrimonio gay"

«Ci sono gruppi potenti finanziariamente e politicamente che agiscono nell’ombra e influenzano chi fa le leggi. E’ in atto una guerra ideologica contro la famiglia, il matrimonio e i valori difesi dalla Chiesa», avverte il vescovo Velasio De Paolis, teologo dell’ex Sant’Ufficio al fianco di Joseph Ratzinger, oggi segretario del supremo tribunale della Segnatura Apostolica (la Cassazione vaticana). «I DICO sono il cavallo di Troia per arrivare alle nozze gay - afferma l’ex decano della facoltà di diritto canonico della Pontificia Università Urbaniana e voce autorevole della Curia -. Come già accaduto per il silenzio della Convenzione Ue sulle radici cristiane dell’Europa, i circoli laicisti e massonici alimentano le dinamiche della secolarizzazione per scristianizzare la società».
Il Papa denuncia «pressioni di lobby capaci di incidere sui processi legislativi». La famiglia è nel mirino?
«E’ sotto attacco la proposta cristiana nei suoi vari aspetti. Dalla difesa della vita al matrimonio. Il laicismo anti-famiglia dei Grillini e dei Luxuria si salda ai vecchi anticlericalismi dei circoli laico-massonici. In Europa durante la Guerra Fredda il ruolo della Chiesa era salvaguardato perché faceva comodo in chiave anti-comunista».
Poi cos’è cambiato?
«Cessato l’allarme, si sono scatenati ambienti e influssi culturali contrari alla dimensione pubblica del cattolicesimo. E non è un caso che il terreno dell’offensiva sia la legislazione sulla famiglia e l’eutanasia. Non a caso i canonisti dicono: “Dimmi che visione e concezione hai dell’uomo e ti dirò che concezione hai del diritto, e viceversa”. E’ l’antropologia cristiana a dare fastidio e in questo disegno diventa prioritario scardinare la famiglia tradizionale per promuovere un nuovo modello di unione. I nemici della famiglia sono gli stessi delle radici cristiane nella costituzione europea».
Satana è al lavoro per «scassinare» la famiglia, come sostiene il cardinale di Torino Poletto?
«L’attacco in corso contro la famiglia è il frutto marcio della secolarizzazione e rappresenta l’assurdità del male, le tenebre, il mistero dell’iniquità descritto da San Paolo. Ma non è solo una questione di ordine teologico. I gruppi di pressione che spingono per regolarizzare le unioni di fatto falsificano la realtà».
Perché?
«Nella Costituzione italiana la famiglia è quella della concezione naturale e della rivelazione cristiana. Le lobby che sponsorizzano le unioni gay dimostrano la loro intolleranza ignorando che i confini di fedeltà della Chiesa a se stessa non possono essere giocati sulla politica. Per noi difendere l’unità della famiglia equivale a favorire il bene della società. Altrimenti la deriva è quella di una religiosità “fai da te”, in cui uno prende della fede solo quanto gli fa comodo per giustificare i suoi comportamenti e stili di vita».
In quali altre circostanze hanno agito, secondo lei, le lobby denunciate da Benedetto XVI?
«La decisione di omettere le radici cristiane nella convenzione dell’Unione europea è stata la dimostrazione più lampante dell’influenza dei gruppi di pressione laicisti e anticlericali sui parlamenti e gli organi comunitari. E poi c’è il caso Buttiglione».
Cioè?
«Il polverone che portò Rocco Buttiglione alle dimissioni da commissario italiano a Bruxelles per aver difeso la propria convinzione da cattolico che l’omosessualità sia un peccato. Una vicenda che andava colta come un segnale preoccupante e per certi aspetti foriera di futuri sviluppi. Anche in quel caso gruppi potenti soffiarono sulle polemiche malgrado Buttiglione avesse garantito di voler applicare la carta dei diritti umani dell’Unione europea che sancisce che non vi sia discriminazione sul piano della sessualità. Evidentemente qualcuno aveva deciso diversamente...».

di Giacomo Galeazzi

La Stampa 18/2/2007


«Avvenire»: cattolici dell’Unione siete credenti a doppia morale

Il quotidiano dei vescovi: non si può applaudire la Chiesa sul multiculturalismo e zittirla sui DICO

di Andrea Tornielli

«Oggi si strilla tanto, appena ieri erano applausi»: è questo il significativo titolo dell’editoriale di Pio Cerocchi, pubblicato ieri sul quotidiano cattolico Avvenire, che bacchetta le reazioni dei cattolici impegnati nel centrosinistra la cui voce si è levata in questi giorni per protestare contro le prese di posizione dei vescovi contro i «Dico» e l’annunciato «appello alle coscienze» che la Cei sta preparando sull’argomento.
Avvenire fa notare come furono proprio i cattolici del centrosinistra ad applaudire la Nota dottrinale emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede il 16 gennaio del 2003, su «alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica», cioè uno dei testi che servirà da base per il prossimo intervento della Cei. «Ebbene, uno dei motivi della buona accoglienza di quel testo - osserva Cerocchi - è probabilmente da individuare nel fatto che quella nota riconosceva positivamente “il clima multiculturale e multireligioso delle forme democratiche di società”», come un «incoraggiante ambito ideale per l’impegno politico del cristiano». Aggiungendo per di più come «legittima», la «libertà dei cittadini cattolici di scegliere tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune». Parole, osserva l’editorialista di Avvenire, che «parvero ad alcuni come una indiretta benedizione alla scelta già attuata dai cattolici democratici provenienti dal Ppi, di operare in politica senza più la necessità di un “partito cattolico”, seguendo la propria coscienza». E non certo a caso la nota già citata, richiamava la relazione «difficile e spesso labile fra autonomia terrena e riferimento a Dio», con l'intento di favorire «l'unità di vita del cristiano» e, dunque, «la coerenza tra fede e vita, tra vangelo e cultura». Ma allora a quest'ultimo richiamo non fu prestata soverchia attenzione, anche perché - non bisogna dimenticarlo - il centrosinistra era all’opposizione. Lontano dunque - fa notare il quotidiano cattolico - dalle maggiori e dirette responsabilità sulle questioni “non negoziabili”».
In effetti il dibattito di questi giorni appare piuttosto viziato. A parte il fatto che tra i promotori dell’appello contro l’ingerenza e l’interventismo dei vescovi si trovano, tra gli altri, proprio quegli esponenti della scuola bolognese che quasi quotidianamente rinfacciano invece i «silenzi» alla Chiesa di altre epoche, stupisce che nessuno ricordi le parole pesanti e vincolanti contenute nelle due Note dottrinali pubblicate nel 2003, firmate dal cardinale Joseph Ratzinger e approvate da Giovanni Paolo II.
Nella prima, quella dedicata ai politici cattolici già ricordata da Avvenire, si afferma che «il cristiano è chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale», e si ribadisce che alla famiglia fondata sul matrimonio «non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale».
Nella seconda, pubblicata nel luglio dello stesso anno, e specificamente dedicata al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, si legge che «il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge», perché votare in favore del riconoscimento delle coppie gay sarebbe «un atto gravemente immorale».
Un messaggio inequivocabile che quattro anni fa non provocò particolari reazioni.

Il Giornale n. 41 del 2007-02-17 pagina 13

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