DOSSIER – Attualizzazione FAMIGLIA SOTTO ASSEDIO

DICO, il "no" non è negoziabile


1) Nuova intervista a Mons. Rino Fisichella
2) Attacco «armato» alla Chiesa italiana
3) Rinviato vertice delle truppe del Papa
4) Sesso, amicizia e "DICO" nel nuovo film di Ozpetek.
5) Ozpetek e i Vescovi. Il regista turco cantore dei Pacs



1)

«DICO, il "no" non è negoziabile»
Fisichella: è in gioco il futuro del Paese, non basterebbe l'astensione «Ci sono tre motivazioni: una dottrinaria, una culturale e una politica Nessuna ingerenza della Chiesa, incontriamo la condivisione di molti laici»

di Paolo Viana
Tre motivi per dire no al disegno di legge sui Dico. Un no pubblico, consapevole e non negoziabile, quello che pronuncia monsignor Rino Fisichella, vescovo ausiliare di Roma, contro una legge che divide il mondo politico e rischia di spaccare la società italiana. Il rettore della Pontificia Università Lateranense parla di una «unità fondamentale tra i vescovi, la convinzione comune che su questo tema si gioca realmente il futuro del Paese» e avverte che «tale unità d'intenti è di grande sostegno per non fare neppure un passo indietro, rispetto a posizioni che la Chiesa ha già assunto in diversi momenti su questi stessi problemi». Come dimostra anche la mobilitazione dei settimanali diocesani, quest'unità di fondo coinvolge la società, perché, sottolinea monsignor Fisichella, «la maggioranza degli italiani, quand'è informata correttamente sulla posta in gioco, condivide le nostre preoccupazioni e si attende dai parlamentari italiani la difesa della famiglia e non la sua alterazione».
Partiamo dal suo no. Perché i vescovi sono contrari al disegno di legge Bindi-Pollastrini?
Non siamo d'accordo per tre motivi: uno dottrinale, uno culturale e uno politico. Innanzi tutto, siamo fortemente preoccupati perché il disegno di legge sui Dico non solo non promuove la famiglia, ma la penalizza e così facendo altera la società. Non dimentichiamo quanto il Papa ha richiamato, ricevendo i partecipanti al Congresso internazionale sulla legge naturale: nessuna legge fatta dall'uomo può sovvertire la norma scritta dal Creatore senza che la società venga drammaticamente ferita in ciò che costituisce il suo fondamento basilare.
Qual è invece la preoccupazione culturale?
Una legge simile scoraggerebbe le giovani generazioni a prendere in considerazione delle scelte durature per la loro vita. Siamo preoccupati per la loro formazione e per quel senso di responsabilità che può derivare loro solo dall'esser parte di una comunità. Indebolire la famiglia sig nifica rendere precario il futuro stesso della società e non dare certezze ai giovani, né sul piano relazionale degli affetti, né su quello sociale della responsabilità che ciascuno deve assumersi.
C'è, infine, la terza preoccupazione, quella politica, che però secondo alcuni non "spetta" alla Chiesa...
Rimango fortemente perplesso di fronte alla "doppia" interpretazione che taluni danno del ruolo della Chiesa nella vita sociale e politica del Paese. Prima ci proibiscono di intervenire nel dibattito pubblico - e sono gli ultimi colpi di coda dell'intolleranza laicista - e quando ci danno il "permesso" di esprimerci, eccoli rivendicare il richiamo alla coscienza, intimandoci di starvene lontani. Intendiamoci, richiamarsi alla coscienza è giusto, ma in alcuni viene utilizzato in maniera contraddittoria.
A chi si riferisce?
Il richiamo alla coscienza è legittimo per tutti e quindi anche per i parlamentari cattolici. Ma la coscienza non è materia neutra, flessibile, plasmabile. Richiamarsi alla coscienza da parte di un cattolico significa, sempre, riferirsi a una coscienza cristiana, ben formata e non soggetta, invece, a deviazioni ideologiche o a interessi di partito.
Molti parlamentari sono cattolici. Dove li porterà la loro coscienza?
Un parlamentare cattolico non può favorire con il proprio voto una legge che contraddice in maniera manifesta, come in questo caso, la promozione della famiglia fondata sul matrimonio monogamico, tra persone di sesso diverso.
A qualcuno pare scandaloso che un vescovo dica a un parlamentare come votare. Che cosa risponde?
Non abbiamo la presunzione di dire come si debba votare né ritengo che alcuno ci consideri così superficiali. Detto questo, mi spiace deludere quanti ritengono che i vescovi non debbano, in momenti particolari della vita del Paese come quello che viviamo, esprimersi con responsabilità e pubblicamente. Noi siamo obbligati in coscienza a chiarire, ai laici cristiani e anche ai parlamentari cattolici, le linee costanti del Magistero. Da questo punto di vista giova ricordare che la Nota dottrinale pubblicata nel 2002 dall'allora cardinale Ratzinger mantiene tutta quanta la sua attualità e il suo valore normativo per un comportamento coerente dei cristiani. E anche dei parlamentari.
Chi non è d'accordo, accusa la Chiesa di aver lanciato una crociata. Come risponde?
Ecco la banalità che ritorna. Non c'è nessuna crociata. C'è un'assunzione comune di responsabilità da parte dei vescovi e dei laici cristiani, che ci chiama a concentrarci su un principio da promuovere, conservare e difendere. Tale principio per sua stessa natura non è sottoposto a nessuna negoziazione.
Una posizione che emerge chiaramente dai recenti interventi del Papa sulla famiglia...
Benedetto XVI sta costantemente ribadendo, in tutti i modi, che la famiglia e i temi ad essa connessi sono la vera sfida posta sul tappeto della cultura, su cui si gioca il futuro della società. Il suo coraggio, unito alla profondità e lucidità del suo insegnamento, sono per tutti noi un autentico sostegno per il compito che abbiamo e la testimonianza pubblica che siamo chiamati a dare.
Eppure gli italiani sono specialisti in mediazioni e i parlamentari potrebbero essere tentati da una terza via. Ad esempio, l'astensione...
Siamo chiari fin da ora. Anche non votare potrebbe apparire a molti elettori come una mancanza di assunzione di responsabilità pubblica. Non è un atteggiamento condivisibile.
Le reazioni di questi giorni di fronte alla mobilitazione dei cattolici restano sorprendenti: perché è tanto difficile accettare che la Chiesa difenda la famiglia?
La questione è paradossale e infatti molti laici l'hanno capito. Il paradosso è che si preoccupino più i vescovi di difendere la famiglia, che garantisce la sopravvivenza dello Stato, di quanto facciano alcune persone a cui direttamente spetta difendere lo Stato. Il dibattito di ques te settimane, comunque, è salutare, perché mostra come da parte dei cattolici vi sia un interesse a entrare nel merito dei problemi e proprio in forza di questo incontriamo la condivisione di molti laici i quali, pur non avendo la nostra fede, con la forza della ragione si ritrovano sulle nostre stesse posizioni.

AVVENIRE Mercoledi 21 febbraio 2007


2)

ATTACCO «ARMATO» ALLA CHIESA ITALIANA

di GIANNI BAGET BOZZO
Giuseppe Alberigo, in continuità con la tradizione dossettiana cui appartiene, ha fatto appello ai vescovi italiani perché rivedano le loro posizioni riguardo al disegno di legge sui Dico. Non è una cosa nuova, visto che Alberigo «sponsorizzò» quei cattolici che, ai tempi del referendum sul divorzio, votarono contro le indicazioni della Chiesa e divennero «cattolici democratici» come indipendenti di sinistra nel Pci.
Alberigo ha voluto definire il suo appello alla Cei come una «supplica». Quanta ipocrisia! I dossettiani supplicano i vescovi proprio nel momento in cui, con un appello popolare, gli vogliono imporre una loro direttiva.
Alberigo e i suoi amici sono sostenuti dalla stampa e dalla cultura italiana, che nella critica alla Chiesa trovano una legittimazione del loro nichilismo sui valori. Lo schieramento è compatto: non c'è giornale che conta che vi si sottragga. Alberigo critica apertamente la Chiesa italiana in virtù di quel particolare concordato con la sinistra firmato da Dossetti. L'articolo 7 della Costituzione e la revisione dei Patti Lateranensi sono intesi dalla sinistra, in concreto dai postcomunsiti, come l'impegno della Chiesa al compromesso storico sistematico. E già si suggerisce ai vescovi di fare il conto di quanto rendano loro l'otto per mille e i vantaggi che offre il sistema concordatario. Il ricatto è esplicito. Nemmeno il regime fascista giunse a tanto.
Alberigo è l'autore della più importante storia del Vaticano II e la sua interpretazione del Concilio è quella che lo vede come rottura e non come continuità rispetto alla storia della Chiesa. Alberigo parla a un tempo a favore della coalizione di sinistra e a nome di quei cattolici secondo i quali Paolo VI, Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI hanno soffocato lo spirito del Concilio nella sua lettera. Questo è un attacco armato, che apre due conflitti contestuali. Il primo, di natura politica, riguarda i rapporti del Papato con lo Stato italiano. L'altro è interno alla Chiesa italiana, ed è la lotta tra le due letture del Concilio. Può essere che questi conflitti aumentino con il tempo, perché il loro potenziale è notevole. Il professor Alberigo ne porta la responsabilità, sostenuto dalle bocche di fuoco del potere mediatico e del pensiero dominante.

dal sito RAGIONPOLITICA.it il 20 febbraio 2007


3)

LA CEI: È ANCORA PRESTO PER DECIDERE LA MANIFESTAZIONE
Rinviato vertice delle truppe del Papa
Ma la bozza della Nota c’è ed è dura

Le convocazioni erano partite l’altroieri dalla presidenza del Forum delle famiglie. Destinatari i responsabili delle principali associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali, riuniti in un coordinamento secondo la formula già sperimentata in occasione del referendum della legge 40 sulla fecondazione assistita. Gli esponenti del laicato cattolico italiano dovevano riunirsi oggi a Roma, in una sede non ecclesiale, ma con la presenza di autorevoli esponenti dell’episcopato, per decidere: se organizzare una grande manifestazione di piazza in difesa della famiglia e contro il disegno di legge governativo sui Dico elaborato dai ministri Rosy Bindi e Barbara Pollastrini; in che data indirla; e con che modalità. Invece ieri la riunione è stata disdetta, e rinviata a data da destinarsi. Il motivo, secondo quanto si apprende in ambienti del Forum delle famiglie, è stata una “telefonata dei vescovi” – presumibilmente di monsignor Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana – che avrebbe chiesto il rinvio a causa della contrarietà di alcune associazioni cattoliche vicine come sensibilità alla maggioranza di governo, che paventano la politicizzazione della manifestazione in chiave antigovernativa e con questo accento non sono disposte ad assecondarla, ha fatto sapere il prelato. Quello delle associazioni “filogovernative”, se così si può dire, non è un veto – e neanche una “supplica” al silenzio come quella rivolta dagli intellettuali cattolico- democratici ai vescovi perché rinuncino alla “nota vincolante o impegnativa” sul tema – ma il consiglio e nello stesso tempo la richiesta di un appuntamento con caratteristiche “più culturali”. Il rinvio della riunione rende quindi impossibile lo svolgersi della manifestazione nella data annunciata ieri da molti giornali. Difficile riuscire a organizzarla per il 25 marzo prossimo. La quarta domenica di Quaresima era stata proposta dal responsabile del movimento dei Neocatecumenali, Kiko Arguello, uno dei più decisi nel volere la prova di forza: piazza San Giovanni piena di famiglie come le strade di Madrid il 18 giugno 2005 quando i vescovi spagnoli portarono in piazza due milioni di persone contro la legge di José Luís Rodriguez Zapatero che cambiava completamente il diritto di famiglia spagnolo, eliminando le figure parentali di padre e madre e concedendo il matrimonio e l’adozione dei bambini anche alle coppie omosessuali. All’esempio spagnolo si richiamano anche altri responsabili dei movimenti ecclesiali, come Comunione e liberazione, pronti a portare in piazza i loro aderenti, ma preferirebbero un’esplicita discesa in campo anche dell’episcopato. A Madrid, fanno notare, in testa al corteo c’erano cardinali e vescovi. Questo perché sull’opportunità della manifestazione, e di un’implicazione diretta dei pastori della chiesa italiana sulla vicenda dei Dico, tra i vescovi non c’è, per ora, unanimità. L’appello contro la “nota” annunciata dal cardinale Camillo Ruini, il pressing mediatico che ha ricercato insistentemente voci di prelati che si distinguessero dal loro presidente e quello personale dei politici cattolici dell’Unione sui vescovi considerati “amici” hanno sortito qualche effetto. Quanto alla nota della Cei, il settimanale Tempi domani in edicola scrive che “già alla fine della settimana scorsa circolava una bozza che si concludeva con una dichiarazione di magistero vincolante per i cattolici. Prima della sua pubblicazione “deve passare al vaglio dell’assemblea della Cei e ottenere il beneplacito papale. Ma le due cartelle che Tempi ha potuto visionare in anteprima e le voci autorevoli che abbiamo raccolto Oltretevere non sembrano lasciare dubbi: la nota ci sarà, e sarà pacata ma ferma. Verrà confermato il giudizio ‘nettamente negativo’ su un ‘atto nocivo’ come il ddl Bindi-Pollastrini. E nella bozza è scritto, “con valore vincolante anche per il politico che si dichiara cattolico”, che il magistero della chiesa considera un “atto gravemente immorale l’assenso dato a norme che relativizzano l’istituto del matrimonio e minano la famiglia fondata sull’alleanza tra uomo e donna”. 

Il Foglio 21 febbraio 2007


4)

Sesso, amicizia e "DICO" nel nuovo film di Ozpetek

di Annamaria Piacentini
A Ferzan Ozpetek era stato chiesto da un’astrologa turca di rimandare le riprese di “Saturno contro” per evitare cattive sorprese astrali. Lo ha fatto, ed eccolo serenamente al debutto, con il suo nuovo film basato sul tema dell’amicizia, i temi morali e le problematiche sociali di estrema attualità. In uscita da venerdì in 430 copie distribuite da Medusa, segue il fil rouge dei sentimenti, delle scelte sessuali ed è contro ogni tipo di ipocrisia: «Racconto un gruppo abbastanza omogeneo e decisamente borghese dove si ritrovano problemi ancora da risolvere – dice Ozpetek-. Tutti abbiamo Saturno contro anche in politica dove ancora non si vara una legge sulle coppie gay. Non conta che tipo di sessualità abbiano le persone, contano però, i loro diritti. Io sono contro l’aborto, ma anche per la libertà di scelta. Se tocco ancora il tema dell’amicizia è perché la ritengo un surrogato della famiglia che fa riflettere». Ozpetek imbastisce una storia privata molto realistica dove nessuno dei personaggi sfugge alla società in cui vive. Nel cast sono tutti protagonisti a cominciare da Stefano Accorsi nel ruolo di Antonio, il marito che tradisce e confessa alla moglie Angelica (Margherita Buy) di avere una storia con una fiorista, Laura, interpretata da Isabella Ferrari. «Tornare a recitare con Ozpetek è stata un’esperienza molto coinvolgente», ammette Accorsi, «con lui ho un rapporto di seduzione», mentre la Buy confessa: «Io invece, torno a fare la cornuta, ma sono del capricorno e le corna le ho davvero». Ci sono anche scelte sessuali diverse come quella di Davide (Pierfrancesco Favino) che convive felicemente con Lorenzo (Luca Argentero). Tra loro, in primo piano, c’è un bacio: «Ora ho capito cosa provano le donne quando baciano un uomo che non si è fatto la barba», ironizza Argentero. E Favino aggiunge: «Eravamo entrambi timorosi, ma alla fine ci siamo riusciti». Ambra Angiolini, che interpreta l’amica Roberta, confida: «Nella mia vita mi sono fidata solo di due uomini, Francesco e Ozpetek, e le paure e le debolezze che interpreto fanno parte di me». Ennio  antastichino è Sergio, ex compagno di Davide: «È tutta la vita che voglio fare il santo, ma questa volta chiamatemi frocio e non gay», dichiara, «appartengo ad un’altra generazione». Insomma, secondo il film le relazioni omosex sono più forti di quelle eterosessuali e la conferma viene da grave incidente di cui è vittima Lorenzo: «Il loro legame è autentico», conclude Ozpetek, «se Davide non si abbatte è solo perché sa che può contare sulla solidarietà degli amici». Amici veri come Neval (Serra Yilmaz) , ma anche sul padre di Lorenzo (Luigi Diberti) e sua moglie (Lunetta Savino) e una capo infermiera Milena Vukotic.

LIBERO 21 febbraio 2007



5)

Ozpetek e i Vescovi
“La famiglia è fatta di amici”, arriva il film-manifesto del matrimonio pop. Il regista turco Ferzan Ozpetek è il nuovo cantore dei Pacs con il suo nuovo film “Saturno contro”, in uscita venerdì

Regista di talento, il turco Ferzan Ozpetek presenta il suo ultimo film come un contributo alla civilizzazione del dibattito sulla famiglia. Mentre il mondo cattolico, e la stessa compagine dei vescovi italiani, è percorso da un dibattito piuttosto drammatico, che sarebbe saggio risolvere in un rilancio fantasioso e allegro di alcune buone idee sul nostro stile di vita, l’artista delle sensibilità e delle emozioni si avanza tranquillo sul proscenio con la sua sceneggiatura e il suo film sdrammatizzante, tenero, sensibile e perfettamente idoneo ad incantare la società degli spettatori, il popolo come pubblico. Al centro dell’operazione di marketing culturale sta l’idea che “la famiglia è fatta di amici”, che è un incontro non esclusivo e plurale, aperto a forme diverse e incrociate di esistenza, in cui ci sarà posto per tutti, e confortevole pur nella durezza dell’esistenza. Basta che non esistano ruoli, che si rompano i codici che fanno prigioniera la spontaneità della vita, gerarchie e criteri troppo stringenti e consapevoli.
In una mescolanza di tv e vita, con riferimento al linguaggio e ai protagonisti del reality filosofico ogni sera su tutti gli schermi, Ozpetek propone il suo modello di famiglia debole, indulgente, in cui amore e istituzione, promessa e impegno, sono esclusi a vantaggio di una visione ludica e giocosa dell’esistenza. Ferzan è convinto che bisogna fare molti DICO, e che chi è contrario andrà all’inferno. Ecco una sfida da raccogliere familiarizzando in allegria, come dicevamo ieri, e cioè proponendo un’idea accettabile, moderna e anche giocosa di famiglia, ma seria. Con quel confine sottile e significativo: la famiglia non è, appunto, un gruppo di amici.

Il Foglio 21/02/2007

 

 

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: Eccellente (Eccellente) - Voti: 5