Vogliono azzerare la legge 40

Contro la legge 40 rispunta il partito dell’ootide

A luglio le nuove linee guida, biocongelatori all’ attacco…



Roma. Il prossimo 2 luglio è la data fissata dal ministero della Salute per aggiornare le linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita a tre anni dall’approvazione, come previsto, e i suoi oppositori stanno ridando fiato alle solite trombe: cresce il turismo procreativo, aumentano i fallimenti, le donne sono vessate perché viene loro impedito di congelare embrioni per averne di riserva se il ciclo non ha successo, e così via. Di tutto questo bisognerà riparlare dopo aver conosciuto, entro giugno, i dati raccolti per il 2005 dal Registro nazionale delle Pma, istituito presso l’Istituto superiore di sanità. Nel frattempo, la responsabile del Registro, dottoressa Giulia Scaravelli, ha dichiarato al mensile radicale Agenda Coscioni che “a volte le coppie si rivolgono all’estero per effettuare una tecnica di Pma anche quando non esiste una reale necessità”, così che “gli operatori italiani possono trovarsi a fronteggiare conseguenze, alcune volte molto gravi, di terapie effettuate all’estero in modo tutt’altro che brillante”. Il ricorso al turismo procreativo, del resto, è scontato nei casi nei quali si voglia ricorrere a un’eterologa, vietata dalla legge 40 per motivi che non hanno convinto gli italiani ad abrogarla con il referendum. Si comprano così sperma e soprattutto ovociti (di compravendita si tratta, le donazioni disinteressate sono favole risibili) in paesi compiacenti e ben felici di fare affari sulla pelle delle donne, sia “donatrici” sia riceventi. A farsi sentire in pompa magna è poi tornato il “partito dell’ootide”, che raccoglie i sostenitori di una vecchia idea già bocciata all’epoca del referendum, quando Giuliano Amato cercò, senza riuscirci, una soluzione per evitarlo, modificando la legge. Un’idea considerata impraticabile anche dal Comitato nazionale di bioetica ma che troviamo da qualche settimana riverniciata e presentata proprio come nuova sui giornali e in trasmissioni televisive. Potremmo ricorrere al congelamento degli ootidi, dice per esempio il professor Guido Ragni su La7. Il termine “ootide” (ma sarebbe più corretto chiamarlo “oocita a due pronuclei”, come fa il Cnb) definisce lo stadio nel quale i patrimoni genetici paterno e materno non si sono ancora fusi nella nuova cellula. C’è anche chi lo chiama “pre-embrione”, forzando nel senso di una presunta differenza “qualitativa” rispetto all’embrione. Peccato che anche il laicissimo Rapporto Warnock, elaborato dal Comitato inglese per la fecondazione umana e l’embriologia, afferma con chiarezza che “una volta che il processo di sviluppo è iniziato, non c’è stadio particolare di quel processo che sia più importante di un altro; tutti sono parte di un processo continuo”. Di identico avviso è il nostro Comitato nazionale di bioetica. Il quale, in un documento approvato a maggioranza nel maggio del 2005, conclude che “ogni giudizio etico sulla crioconservazione dell’embrione si applica anche alla fase dell’ovocita a due pronuclei”, considerata senza soluzione di continuità parte del processo che dalla fecondazione arriva alla nascita. L’incontro-penetrazione dello spermatozoo nell’interno del citoplasma dell’ovocita è “l’evento che va ritenuto fondamentale”, quello che “fonde” due cellule dotate ciascuna di un proprio patrimonio genetico “aploide” (che possiede cioè un numero di cromosomi pari alla metà di quello caratteristico della specie) e “ne fa un’unità biologica non presente anteriormente”. Riempire i congelatori di “ootidi” sovrannumerari non sarebbe quindi diverso dal riempirli di embrioni sovrannumerari, ed è esattamente quello che la legge 40 ha voluto impedire, fissando in tre il numero massimo di embrioni da produrre per ogni ciclo di fecondazione e stabilendo che tutti siano impiantati (e non è vero che la donna sarebbe “obbligata” all’impianto: è una bugia, smentita già nelle attuali linee guida). Non pensiamo sia ragionevolmente possibile, in occasione dell’aggiornamento delle linee di attuazione della legge 40, dare spazio a improbabili aperture sul congelamento senza limiti degli ootidi. Significherebbe né più né meno che azzerare la legge 40, e allora ne deve riparlare la politica. Ma i mai rassegnati alla sconfitta referendaria non perderanno l’occasione per mobilitare tutte le loro risorse, soprattutto mediatiche, per accreditare l’immagine da medioevo della provetta in cui verserebbe l’Italia. A smentirla, però, basta semplicemente il crescente interesse internazionale per il campo del congelamento degli ovociti, nel quale siamo all’avanguardia. (nic.til)

Il Foglio 3 maggio 07

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