Card. Bagnasco: quello alla vita è l'unico vero diritto

dalla Prolusione del Cardinal Angelo Bagnasco
al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale italiana
Roma, 26 gennaio 2009


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Si è avuto notizia in queste settimane che sarebbe imminente il via alla libera circolazione della pillola Ru486. L'argomento, lo capiamo bene, è dei più intimi: le persone, le donne in particolare, lo sentono come proprio. Per questo, come Vescovi, vorremmo appena sottovoce chiedere a quanti hanno responsabilità in questa scelta: siete sicuri di aver fatto gli approfondimenti necessari? Lasciamo pure da parte per un istante la considerazione su quel «puntino» misteriosamente ma anche scientificamente così gravido di vita che si vuole espellere, e che anche recentissimamente l'istruzione vaticana Dignitas personae riconosce dal primo momento quale embrione, con la dignità di persona (cfr n. 5). E proviamo a pensare per un altro istante alla persona che si avvicina al cosiddetto farmaco. Ci sono casi documentati di danni enormi, vitali, che l'assunzione di questa pillola ha causato in alcune situazioni nell'arco degli ultimi sedici anni. Esiste una letteratura scientifica al riguardo. Se ne è tenuto conto in maniera trasparente e non ideologica? O ancora una volta la motivazione che così si fa altrove, è argomento sufficiente per introdurre la novità anche da noi? Non sarà anche questa una «procedura» solo più agile, una semplificazione per le strutture sanitarie che così risparmiano su varie voci?



Un altro tema è cruciale, quello di una legge sul fine vita, resasi necessaria a seguito di alcune decisioni della giurisprudenza. Anche qui l'enfasi posta sull'adeguarsi al trend altrui è un argomento che pare avere larga presa sui media, quasi che l'Italia abbia il complesso di esser in ritardo su un'altrui discutibile modernità. Con questa tecnica si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell'art. 32 della Costituzione.

Il vero diritto di ogni persona umana, che è necessario riaffermare e garantire, è invece il diritto alla vita che infatti è indisponibile. Viene dunque da domandarsi perché, in una situazione sociale e sanitaria globalmente evoluta come la nostra, con progressi continui, si dovrebbe preferire "ora per allora" di optare per la morte, quando peraltro è ben noto che persone in condizioni decisamente compromesse riescono tuttavia a sorridere e a godere di esserci, senza che in genere evochino precedenti risoluzioni di morire. Assicurati i trattamenti vitali, può avere senso la possibilità per l'ammalato di rifiutare pratiche di accanimento terapeutico, da ponderare nell'ambito del rapporto con il medico e fatta salva la responsabilità di quest'ultimo di decidere in scienza e coscienza. È in questo quadro necessario adoperarsi per un impiego largo e rasserenante della medicina palliativa, così da dare sicurezza al cittadino che non avrà un destino di dolore grave e incontrollabile. Come pure è urgente impegnarsi per una diffusione territoriale di strutture tipo hospice in grado di accompagnare le persone in coma irreversibile o in stato vegetativo, sollevando da carichi ardui le rispettive famiglie.

Quando la Chiesa segnala che ogni essere umano ha valore in se stesso, anche se appare fragile agli occhi dell'altro (cfr Benedetto XVI, Discorso al Congresso del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, 15 novembre 2008), o che sono sempre sbagliate le decisioni contro la vita, comunque questa si presenti (cfr Benedetto XVI, Discorso all'ambasciatore del Lussemburgo, 18 dicembre 2008), vengono in realtà enunciati principi che sono di massima garanzia per qualunque individuo.

Un motivo in più, questo, per esprimere la nostra piena solidarietà al confratello Cardinale Severino Poletto, sconsideratamente attaccato attraverso i media per aver ricordato quella che è una convinzione scientifica larghissimamente condivisa, e comunque una verità etica, ossia che togliere l'alimentazione e l'idratazione ad una persona, per di più ammalata, è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico. Ugualmente, il rispetto della legge naturale è garanzia contro manomissioni e soprusi su qualunque uomo o donna (cfr Benedetto XVI, Discorso alla Plenaria della Commissione Teologica Internazionale, 5 dicembre 2008). E per noi ha un significato profondo ricordare queste acquisizioni fondative in una stagione della storia in cui esiste ancora una parte di umanità che non vede riconosciuti i propri fondamentali diritti (cfr Benedetto XVI, Discorso per la solenne commemorazione del 6o° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, 10 dicembre 2008).

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