I “matrimoni” omosessuali distorcono la nozione di matrimonio
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Parla Rafael Navarro Valls, Segretario della Reale Accademia di Spagna di Giurisprudenza e Legislazione

Secondo il docente e accademico Rafael Navarro Valls, il disegno di legge che legalizza il matrimonio tra omosessuali, recentemente approvato dal Governo spagnolo, potrebbe trasformare “le relazioni familiari in semplici relazioni socio-assistenziali o sessuali, producendo un impatto negativo nell’ecosistema della famiglia coniugale”.



MADRID, lunedì, 10 gennaio 2005 (ZENIT.org-Veritas).- Nell’intervista che pubblichiamo di seguito, il Segretario Generale della Reale Accademia di Spagna di Giurisprudenza e Legislazione, analizza l’impatto giuridico e sociale che avrebbe questa legge e fa una valutazione politica della decisione del Governo.

Perché si ritiene che il Governo abbia fretta a far approvare una legge di tale importanza che d’altra parte sembra non corrispondere ad una domanda sociale maggioritaria? Lei scorge qualche intenzionalità politica nel fatto che sia stata presentata nel periodo delle vacanze natalizie?

Rafael Navarro Valls: La posizione di Zapatero sul tema dei matrimoni gay mi ricorda la posizione di Clinton, all’inizio del suo primo mandato, su un tema analogo (l’esercito e i gay) negli Stati Uniti.

Credo che Zapatero voglia “liquidare” il prima possibile i temi che sa essere controversi, per lasciare alla seconda parte del suo mandato i temi “che lascino un ricordo migliore” ai suoi elettori.

Tuttavia, Clinton, nelle sue “Memorie”, si pente proprio delle sue premure iniziali. Sostiene in sostanza che molti nordamericani lo accusarono di essere “un radicale, a cui era stata tolta la maschera di moderato”.

Qualcosa di simile può avvenire a Zapatero. Si attirerà l’opposizione di molti cattolici e di persone moderate, che non condividono la radicalità di una misura (far rientrare nel matrimonio l’unione di persone dello stesso sesso) che svilisce la configurazione istituzionale del matrimonio e che molti ritengono essere incostituzionale.

Soprattutto, dopo il parere del Consiglio di Stato che ha suggerito di ricorrere ad altre misure giuridiche e che si è opposto recisamente al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il fatto che sia stata presentata nel mezzo delle festività natalizie, inoltre, mi pare una provocazione inutile, nel momento in cui la Chiesa sta tentando di migliorare i suoi rapporti con il Governo.

Posto che il parere del Consiglio di Stato che esprime riserve sulla proposta del Governo non è vincolante, ritiene che il Governo ne terrà conto?

Rafael Navarro Valls: Il Consiglio di Stato si compone di giuristi di grande prestigio, appartenenti alle istituzioni giuridiche spagnole. Ignorare i suoi pareri e le sue raccomandazioni è quanto meno un’imprudenza giuridica notevole.

In particolare, il tema concreto del matrimonio tra persone dello stesso sesso può produrre effetti molto dannosi per la società spagnola. Applicare il bisturi ad un istituto giuridico così delicato come quello del matrimonio significa agire sulla carne viva ed assumersi una grave responsabilità per il futuro.

Ho l’impressione che il Governo si stia comportando con grande leggerezza e con una buona dose di ignoranza e di noncuranza delle conseguenza che una misura di questo tipo può avere sul tessuto sociale.

Che valutazione fa dei punti più importanti del parere del Consiglio di Stato?

Rafael Navarro Valls: Il Consiglio di Stato ha affermato che: 1) Esiste un diritto costituzionale al matrimonio tra un uomo e una donna; 2) Non esiste un diritto costituzionale all’unione di persone dello stesso sesso; 3) Non accettare un matrimonio tra omosessuali non può qualificarsi come discriminazione, né dal punto di vista della Costituzione spagnola, né dall’ottica delle dichiarazioni internazionali dei diritti; 4) È possibile, attraverso figure giuridiche diverse da quella del matrimonio, concedere alcuni effetti giuridici alle unioni tra omosessuali.

Ciò che il Consiglio di Stato afferma è che sebbene le istituzioni (e tra queste il matrimonio) possano essere adattate allo spirito dei tempi, questo adeguamento non può essere arrivare a punto tale da renderle irriconoscibili alla coscienza sociale di ogni tempo e luogo.

Cosa che invece si verificherebbe qualora il Governo optasse per riconoscere “un diritto al matrimonio” alle coppie omosessuali. Come conclude il parere, “si forzerebbero i principi sui quali si articola il matrimonio e sui quali poggia la concezione (eterosessuale) del matrimonio che domina attualmente sia in Spagna che in Europa”.

In quanto giurista, come valuta il disegno di legge proposto dal Governo?

Rafael Navarro Valls: Credo che distorca la nozione di matrimonio. Trasforma le relazioni familiari in semplici relazioni socio-assistenziali o sessuali, producendo un impatto negativo nell’ecosistema della famiglia coniugale.

Non bisogna dimenticare che il modello matrimoniale dell’Occidente non prevede questi effetti residui. Ciò che prevede è di potenziare, insieme all’amore dei coniugi, uno stile di vita che assicuri la stabilità sociale e il ricambio generazionale.

Quali conseguenze giuridiche e sociali avrebbe la legge nel caso in cui venisse approvata e promulgata?

Rafael Navarro Valls: La questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso non sembra essere di tale importanza da meritare una reazione giuridica talmente sproporzionata da alterare il carattere più significativo di tutta la storia del matrimonio.

Basti pensare che nell’ultimo censimento realizzato in Spagna e pubblicato nell’agosto del 2004, le coppie omosessuali che convivono e che sono state censite ammontano a 10.474 su un totale di 9.563.723 coppie censite. In altre parole, solo lo 0,11% del totale delle coppie censite in Spagna.

D’altra parte, le unioni tra omosessuali sono state qualificate “unioni di porcellana”, a causa della loro altissima propensione al divorzio. Dall’ultimo studio realizzato in Norvegia e Svezia (Congresso della “Population Association of America”, aprile 2004), risulta che la probabilità di divorzio delle coppie gay è più alta del 35% rispetto alle unioni eterosessuali; mentre nelle coppie lesbiche è di tre volte tanto. Un esempio: il primo “divorzio”, avvenuto in Canada, di una coppia sposata di donne lesbiche si è verificato dopo solo 5 giorni di unione legale.

L’ammissione del matrimonio omosessuale aumenterebbe la curva del divorzio (già di per sé alta nel matrimonio eterosessuale), producendo un’erosione importante nel cuore stesso dell’unione coniugale.

Questo significherebbe ben più che prevedere semplicemente una fine rapida del matrimonio: cambierebbe anche le regole per il suo inizio. Un divorzio più rapido indurrebbe infatti i futuri coniugi ad investire di meno nel matrimonio, e non deve sorprendere allora se ci si aspetta sempre di meno da esso.

Prestare una maggiore attenzione allo squilibrio che verrebbe prodotto nell’ecosistema familiare da parte del cosiddetto “matrimonio gay” non significa dimostrare omofobia, ma buon senso giuridico e rispetto per un’istituzione millenaria.
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