Fatti Sentire!: Socialismo

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Ma perché la sinistra teme il crocifisso?

Commentando il rinvio proposto dai socialisti, del voto sulla risoluzione sul Crocifisso al Parlamento Europeo questa mattina, il Presidente della Delegazione del PDL On. Mario Mauro ha così commentato: «Come dice il filosofo polacco Tischner - Dio nasce, il potere trema - io aggiungo solo che la questione è stata rinviata e noi a gennaio ci saremo, e siccome a Natale nasce Gesù saremo più forti. Mi chiedo infine perché il PD ha tanta paura di Gesù contrariamente a quello che aveva dichiarato Bersani?".

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Eugenio Corti:
un testimone
e la congiura del silenzio

Intervista all’ottantottenne Eugenio Corti, lo scrittore che con Bedeschi e Rigoni Stern forma la «trinità» letteraria che ha trasformato quella tremenda tempesta di freddo e di acciaio che fu la Campagna di Russia, in materia per alcuni dei più toccanti libri della letteratura italiana del ’900.
Intanto domani, giovedì 10 dicembre, a Milano nella Sala conferenze di Palazzo Reale, in piazza Duomo, si terrà un convegno, patrocinato dal Comune, dal titolo «Eroismo, storia e letteratura. Eugenio Corti: un grande scrittore lombardo. Dalla Campagna di Russia ai giorni nostri».

 

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La Chiesa sotterranea in Cina
si sente dimenticata

La notizia che mons. Francesco An Shuxin, vescovo coadiutore di Baoding (Hebei), roccaforte della Chiesa sotterranea, si è iscritto all’Associazione patriottica ha suscitato stupore, scandalo, ma anche dolore e preghiere e qualche precisazione, come quella della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, che afferma di non aver fatto pressioni su mons. An.
La dolorosa vicenda presenta ancora dei lati oscuri…

Argomento: Socialismo

Vescovo clandestino dell’Hebei
diventa membro
dell’Associazione patriottica

Argomento: Socialismo

Mons. Dac Trong, la lotta della Chiesa vietnamita sotto il comunismo



La diocesi di Hanoi pubblica le memorie del vescovo ausiliare scomparso il 7 settembre scorso. “Storia di un era” narra, in forma di diario, la vita della Chiesa nel Paese dall’avvento del comunismo sino ai giorni nostri. Dalle vicende degli anni ’50 ad oggi racconta le sofferenze di vescovi, sacerdoti e laici ed offre elementi utili per capire i l’ attualità del cristianesimo in Vietnam...
Argomento: Socialismo

Card. Zen: Per i 60 anni della Cina, liberate tutti i vescovi in prigione


La proposta del porporato pubblicata sul sito web della diocesi di Hong Kong. Il card. Zen apprezza le parole di Hu Jintao su promuovere democrazia e solidarietà e spinge il governo cinese a sedersi al tavolo delle trattative con la Santa Sede.

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Sale di grado Ye Xiaowen,
mastino del partito verso il Vaticano e le religioni

È divenuto segretario del partito all’Istituto centrale per il socialismo con il rango di ministro. Sotto la sua direzione, l’Ufficio affari religiosi ha perseguitato le comunità cristiane sotterranee, i tibetani, il Falun Gong. Voleva che Benedetto XVI non pubblicasse la Lettera ai cattolici cinesi e ne ha bloccato la diffusione in Cina. Lo sostituisce Wang Zuoan, con la stessa impostazione ideologica…

di p. Bernardo Cervellera

Argomento: Socialismo
J.B. An Dang
Le parole di Benedetto XVI ai vescovi vietnamiti usate per criticare i vescovi, i sacerdoti e i fedeli che hanno affondato la Chiesa nella “corruzione spirituale”. Accuse anche a sacerdoti che “pianificavano” un rovesciamento del regime. Arresti di blogger e dissidenti.
Argomento: Socialismo
Le forze dell'ordine lanciano gas lacrimogeni per sciogliere una protesta pacifica contro l'inquinamento di una raffineria. Esplodono gli scontri, con decine di feriti. Le autorità dicono che l’impianto è in regola, ma i residenti lamentano un’alta percentuale di malati di cancro.
Argomento: Socialismo

Violenze contro i cattolici:
il velo contro crisi e corruzione del Partito comunista vietnamita

La persecuzione contro i fedeli di Vinh è un diversivo per nascondere le profonde divisioni interne, ma anche la misura dell’abisso di disprezzo a cui è giunto il Partito, deciso ad approfittare dei nuovi venti economici e capace anche di svendere il Paese al suo nemico tradizionale, la Cina. La Chiesa e la sua funzione di risveglio delle coscienze, e i Montagnard convertiti sono condannati a sparire.

Argomento: Socialismo

Il massacro di Katyn? Fu solo l’inizio

Mosca si preparava a far guerra al Terzo Reich sognando di giungere sino alle sponde dell’Atlantico. Berlino l’anticipò di un soffio e il disastro che ne seguì fu pagato a caro prezzo da polacchi, baltici, ucraini e finlandesi…

Argomento: Socialismo

Lula alza il "muro di Rio"

I lavori sono già iniziati: una barriera di cemento armato alta tre metri circonderà i quartieri più poveri della città brasiliana: "Così garantiremo la sicurezza"…

Argomento: Socialismo

In Cina la persecuzione continua
ma i cattolici italiani (inclusi i parroci) lo sanno?

Vescovi e sacerdoti della Chiesa sotterranea arrestati, Chiese ufficiali sotto controllo, incremento della repressione contro i fedeli: è questa la situazione dei cattolici in Cina in questi giorni, mentre in Vaticano è in corso il raduno della Commissione plenaria sulla Chiesa cattolica in Cina...

Argomento: Socialismo

UNA COMMEDIA DI BARI
E IMPOSTORI CON PADRE DOLENTE





In confronto Goebbels era un fanciullino. L’insieme di retoriche azionate a comando e vittoriosamente nel caso della ragazza presa di forza per sentenza giudiziaria e messa a morte senza moratoria si fondava sull’alone tragico del dolore di un padre. Sfida morale azzardata ma a suo modo grandiosa. L’agorà e la vita pubblica di un paese e delle sue istituzioni al servizio di una grande storia privata. Beppino ci aveva sempre assicurato di questo che solo contava per lui: offro la mia voce di padre a una bella ragazza, mia figlia, che mai avrebbe voluto vivere così, e basta. Invece niente basta. Beppino dava voce a se stesso, e perfino ai suoi ricordi ideologico-politici rispolverati a nemmeno due settimane dall’esecuzione pubblica di sua figlia, e dunque dava voce alla coorte dei suoi consiglieri e medici e specialisti e politici che hanno aspettato il giorno della morte di Eluana per scatenarsi e dire finalmente in pubblico la verità: è stata una nuova Porta Pia, un avanzamento nella eterna lotta dello spirito umano contro l’oscurantismo della chiesa. Loris Fortuna, il divorzio, l’aborto e poi, perché no?, l’eutanasia.

Argomento: Socialismo

LO SQUALLIDO EPILOGO
DI UNA MORTE "RITUALE"



E l’avvocato fa festa con la stampa amica
(13/02/09 - (C) Il Giornale)


Quattro salti in padella per seppellire Eluana. Suvvia, avvocato Giuseppe Campeis, proprio lei che è stato per giorni e giorni sulle barricate. In difesa della buona morte per una giovane donna Svp. Che non è il contrario di Vip ma significa, come lei sa bene avvocato, in stato vegetativo permanente.

Che cattivo gusto, ci perdoni, avvocato. A volerlo proprio fare sarebbe stato meglio un incontro nel suo studio, formale e asettico come la camera di Eluana per l’addio ai giornalisti. Tipo: prendete qualcosa?, una stretta di mano e via, grazie. A mai più rivederci.

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L'ITALIA CHIEDA PERDONO AD ELUANA

Una cosa è certa: abbiamo bisogno della “carezza del Nazareno”, come ha detto Enzo Jannacci. Senza di Lui siamo perduti, disperati… E preghiamo che Eluana sia stata abbracciata dalla Nostra Madre

Il signor Beppino Englaro a “El Pais” aveva dichiarato: “la Chiesa non mi può imporre i suoi valori”. Ma la Chiesa non imponeva niente, esortava semmai a non imporre la morte a Eluana. Nessuno fino a ieri sera ha potuto affermare che l’ordinamento italiano, a partire dalla Costituzione, permetteva – come dice brutalmente Giuliano Ferrara – “l’eliminazione fisica di una disabile”.

Nessuno. E’ noto infatti che la legge punisce addirittura chi fa morire di fame e di sete un gatto o un cane (lo si è visto proprio in un caso dell’estate scorsa).

Ora però, a un essere umano, questa morte orribile è stata inflitta. Per legge? No. Non c’è nessuna legge che lo consenta. Meno che mai la Costituzione. E nessuno – dicasi nessuno – dei progetti di legge in discussione finora (neppure i più estremisti) prevede che un caso come Eluana possa finire con la morte per fame e per sete. Non solo, ma il disegno di legge del governo che salvava espressamente Eluana in Parlamento aveva una enorme maggioranza, più grande dello schieramento di centrodestra. E allora come è potuto accadere? Per un pronunciamento della magistratura? Tutto sembra surreale. Ognuno ha le sue responsabilità (compreso il Parlamento che ha aspettato fino all’ultimo).

Ma che spettacolo tragicomico quello di intellettuali che, mentre una giovane donna stava morendo, si sono messi a strillare contro il presunto attentato alla Costituzione da parte di Berlusconi. Qua si rovescia la frittata in modo plateale. A noi sembra che Berlusconi, coraggiosamente e generosamente, abbia cercato di rimettere le cose al loro posto, restituendo all’esecutivo le sue prerogative, derivanti dal mandato popolare e a Eluana i suoi diritti. Ci sembra che l’anomalia sia il ruolo assunto in questo caso dalla sentenza magistratura, diventata, per il veto pronunciato contro il governo dal presidente Napolitano, intangibile più del Corano.

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ELUANA E' STATA UCCISA
INGIUSTIZIA E' FATTA




COMPLIMENTI NAPOLITANO



Mario Giordano, il Giornale, 10 febbraio 2009

È morta all’improvviso, è morta da sola. È morta mentre il Parlamento discuteva e i soliti noti, da Dario Fo a Umberto Eco, firmatari di ogni sciagurato appello di questo Paese, si apprestavano a scendere in piazza per un girotondo. È morta, e se non altro la sua vita non ha dovuto subire anche l’ultima offesa di Oscar Luigi Scalfaro sul palco mentre lei moriva. È morta e suo padre era lontano. È morta di fame e di sete, con il respiro ridotto a un rantolo e il corpo disidratato che cercava acqua dentro gli organi vitali.

È morta in fretta, troppo in fretta per non generare sospetti. E intanto suona tragicamente beffardo leggere adesso, a tarda sera, le parole del suo medico curante che di prima mattina assicurava: «Lo stato fisico è ottimo, Eluana è una donna sana, pochi rischi fino a giovedì». Evidentemente la conosceva poco. Troppo poco. E forse per questo ha potuto toglierle la vita. È arrivata la morte, e la morte non è presunta. La volontà di morire di Eluana sì, invece, quella era e resta presunta: l’ha decisa un tribunale, sulla base di una ricostruzione incerta e zoppicante, con una selezione innaturale di testimonianze. Tre amiche (solo tre, le altre no), la determinazione del padre, un po’ di azzeccagarbugli: tanto è bastato per decidere di ucciderla nel modo più atroce.

Ricordiamolo: nessuna proposta di legge di quelle presentate in Parlamento, neppure quelle più favorevoli all’eutanasia, prevede la possibilità di una morte così. Eluana è stata la prima esecuzione di questo genere nella storia della Repubblica. E sarà l’ultima. Forse. Arriverà la legge, e non sarà presunta. Arriverà la legge e impedirà questo scempio. Ma oggi l’affannarsi di parlamentari alla Camera e al Senato, quel rincorrersi di cavilli e regolamenti, quelle riunioni di capigruppo, l’alternarsi di dichiarazioni e di emendamenti, appare soltanto quel che in realtà è: il nulla. Nulla di nulla. Un nulla che fa venire le lacrime agli occhi, però. La corsa contro il tempo, la convocazione notturna, i calcoli sui minuti: tutto inutile. Eluana è stata uccisa. Eluana era viva e adesso non c’è più. E allora, mentre molti chiedono il silenzio solo per nascondere le loro vergogne, non può non venire voglia di urlare le responsabilità che ricadranno su chi non ha fatto niente per impedire questo orrore.

In primo luogo i medici che non hanno accettato di ridare acqua e cibo a Eluana in attesa dell’approvazione della legge, nonostante i numerosi appelli. Poi Procura di Udine e Regione Friuli che hanno giocato per due giorni a scaricabarile.

E infine, sia consentito, anche il capo dello Stato che non ha firmato il decreto legge: in questa vicenda il Quirinale ha anteposto le ragioni di palazzo alla salvezza di una ragazza, ha preferito la cultura della morte al valore della vita. Siamo sicuri che se una responsabilità del genere se la fosse assunta il presidente del Consiglio, qualcuno della sinistra in questi minuti già chiederebbe le sue dimissioni. Ora, invece, vogliono che si taccia. D’accordo, ora taceremo. Non abbiamo nemmeno più voglia di parlare. Ma prima lasciateci dire un’ultima cosa. Prima lasciateci dire: complimenti, presidente Napolitano.

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INSULTO SANGUINOSO
ALL'IDENTITA' DELL'ITALIA





Ma lasciare morire di sete e di fame una malata, è costituzionale? È una domanda semplice quella che si affaccia ai pensieri, in queste ore di scontro fra poteri istituzionali, e mentre a Udine si procede con il 'protocollo' – termine squisitamente tecnico ad indicare la morte data a Eluana. È una domanda elementare quella che aleggia sull’incrociarsi di dichiarazioni di onorevoli e giuristi e ministri. «Non è intervenuto alcun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità e urgenza ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione» si legge nella motivazione del 'no' al decreto legge fornita preventivamente dal capo dello Stato. E qui molti – certo digiuni di diritto, e con scarsa dimestichezza con i regolamenti – non capiscono. Non c’è necessità e urgenza? Ma quella donna sta andando alla morte; e la sua fine riguarda tutti noi; concerne il modo in cui, dopo Eluana, si guarderà ai malati senza coscienza, agli handicappati inguaribili, a quelli che vengono considerati «irrecuperabili» a salute ed efficienza. Ci si sente, davanti a certe spiegazioni, quasi come Renzo Tramaglino quando Azzeccagarbugli gli legge una grida spagnola, che pare fatta su misura per lui. E invece, affatto: «A saper ben maneggiare le grida, nessuno è reo e nessuno è innocente», fa dire con un sorriso amaro Manzoni al suo leguleio secentesco.

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LE TECNICHE DELLA GUERRA RIVOLUZIONARIA
 
Vorrei anzitutto precisare, per dovere di obiettività, qualche limite della guerra rivoluzionaria.
È mio personale convincimento, ad esempio, che Mao-Tse-tung in particolare, e i comunisti nel loro complesso più in generale, non abbiano teorizzato né codificato compiutamente la guerra rivoluzionaria. Essi ne hanno compreso lo spirito e adattato qualcosa che già esisteva ad uno schema loro, alla loro rivoluzione e alla loro concezione dialettica della storia. Questo qualcosa che già esisteva, Mao-Tse-tung lo ha appreso, più che da Sun Zu, da testi occidentali, e precisamente da Clausewitz, da von Mohke e - perché no? - forse anche da Machiavelli. In effetti, Mao-Tse­tung - ha imparato da questi testi principalmente a ragionare con fredda logica sulla guerra “tout-court”, prima ancora che sulla guerra rivoluzionaria; alla quale ha poi applicato gli stessi metodi.Dossetti, fanfani, De Gasperi, La Pira
Vediamo appunto cosa dice Clausewitz e cosa dice Mao-Tse­tung sulla guerra, e come da tali concetti si arriva alla guerra rivoluzionaria. Clausewitz afferma: “La guerra è un atto di forza che ha per scopo di costringere l'avversario a sottomettersi alla nostra volontà”. La definizione di Mao-Tse-tung è più particolare di quella di Clausewitz, se vogliamo più dettagliata, ma anche meno limitata; essa consente cioè di adattarsi anche a conflitti di tipo non ortodosso, come è appunto il caso della guerra rivoluzionaria. Scrive Mao-Tse-tung: “L'obiettivo della guerra è senza altro quello di conservare le proprie forze e annientare quelle del nemico. Annientare il nemico signi***** disarmarlo o comunque privarlo dei suoi mezzi di resistenza, e non distruggerlo in senso fisico...” - ecco qui un concetto sulla guerra in generale, che si attaglia benissimo alla guerra rivoluzionaria - “Va sottolineato che l'annientamento del nemico è l'obiettivo principale della guerra, mentre la conservazione delle proprie forze è solo l'obiettivo secondario...”. La frase finale è soltanto una forma cinese per esprimere il concetto ben più lapidario di von Moltke: “La miglior difesa è l'attacco”. In verità, come abbiamo detto, prima ancora di leggere Sun Zu, Mao-Tse-tung ha studiato a fondo Clausewitz e von Moltke. Gli occidentali, al contrario, li hanno del tutto dimenticati. Tanto è vero che continuano, nella generalità dei casi, a restare sulla difensiva.
 
Lasciamo ora la guerra in generale e veniamo alla guerra rivoluzionaria, e precisamente agli scopi che essa persegue. La guerra rivoluzionaria, come è stato più volte detto, si prefigge principalmente la conquista delle popolazioni. Cerca cioè la decisione fuori del campo di battaglia, nel cuore gel paese nemico, per paralizzarne dal di dentro la volontà e la capacità di resistenza. Potremmo qui citare una frase di von der Goltz, che sembrerebbe quasi formulata di proposito per il caso nostro: “Si tratta non tanto di annientare i combattenti nemici, quanto di annientare il loro coraggio”.
         Attraverso la conquista delle popolazioni, la guerra rivoluzionaria trasforma l'uomo stesso in arma, sia che l'interessato ne abbia coscienza, o meno. Nel secondo caso, l'uomo-arma diviene palesemente un “robot”; ma anche nel primo, finisce spesso per divenirlo; perché, se conserva la coscienza del proprio stato, rinuncia tuttavia a una volontà propria, e quindi rinuncia ad essere libero.
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Aborti più facili: per la Cgil è «splendido»

La dittatura giudiziaria degli anni tangentari ha mollato il morso sulla Casta per addentare qualcosa di più morbido e indifeso. Oggi, mettono i loro sigilli sui confini della vita e della morte, all’ingesso dei laboratori dove il mistero dell’esistenza e del dolore viene sezionato e manipolato, sugli embrioni in provetta in attesa nei frigoriferi biologici…

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Lo Stato non paghi il film sulle Br

Sembra una tragicomica parabola tipicamente italiana quella della nostra lotta armata, iniziata con le rapine per autofinanziamento e finita con una richiesta di finanziamento pubblico...

di Michele Brambilla

 

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Sofri "confessa":
Calabresi fu ucciso solo per pietà

L'ex leader di Lotta continua difende i killer del commissario: "Non erano malvagi, pensavano alle vittime". Forse dietro c'è un messaggio: sono innocente ma so chi ha ucciso...

di Michele Brambilla

 

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Ecco l’ultima idea di Zapatero:
la "dolce morte" per tutti

Il governo intende concedere il diritto all’eutanasia anche a chi non è malato terminale. Il ministro spagnolo della Salute anticipa le linee guida di una normativa che entrerà in vigore entro la fine della legislatura...

 

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APRIAMO GLI OCCHI…

Finita la tregua olimpica:
in Cina arrestato vescovo mentre celebrava la Messa

Domenica, mentre Pechino salutava i suoi Giochi, a 260 chilometri dalla capitale veniva arrestato monsignor Giulio Jia Zhiguo, vescovo “sotterraneo” di Zhengding, nella provincia di Hebei.

 

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LA CINA
MEDAGLIA D’ORO PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

Il lungo elenco (molto incompleto) delle violazioni dei diritti, durante le Olimpiadi e per consentirne lo svolgimento “armonioso”. In carcere chi protesta o parla coi cronisti esteri, magari ai lavori forzati senza processo, né condanna. Denunciati casi di tortura…

 

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GEDDA, IL LEONE CATTOLICO CHE NON PIACEVA A DE GASPERI

di Massimo Caprara, ex segretario personale di Togliatti

 

Chapeau! Levo il cappello con il mio orgoglio di allora, militante comunista che il 18 aprile 1948 era segretario di Palmiro Togliatti e membro del Comitato centrale, dinnanzi alla memoria dell'indomito Luigi Gedda, responsabile dei Comitati civici.
Essi furono gli autentici vincitori della battaglia contro il comunismo e l'ostacolo maggiore alla sua diffusione, non la Democrazia Cristiana.
Togliatti, che ingenuo non era, comprese immediatamente che l'intervento dei Comitati civici comprometteva le sorti del Fronte democratico popolare ed espresse immediatamente la sua preoccupazione per la battaglia che egli non considerò mai favorevole al Pci.

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"Altro che Olimpiadi la Cina è un orrore"

Parla Harry Wu, il dissidente che ha vissuto 19 anni nei "laogai", i campi lager comunisti ...

 

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RECENSIONI: “Il rovescio delle medaglie. La Cina e le Olimpiadi” di Padre Bernardo Cervellera

   

 

Bernardo Cervellera, missionario del PIME e giornalista, attualmente è responsabile dell’agenzia giornalistica “Asia News”. È stato direttore (1997-2002) di “Fides”, l’agenzia di informazione internazionale del Vaticano, divenuta sotto la sua guida un’autorevole organo giornalistico molto apprezzato dai media mondiali. Dal ’95 al ’97 ha insegnato all’università di Pechino (Beida) come docente di Storia della Civiltà occidentale. Collaboratore del quotidiano “Avvenire”, interviene come esperto di politica internazionale nei TG nazionali e in numerose trasmissioni televisive, fra cui “Porta a Porta” e “Otto e mezzo”.
Argomento: Socialismo

Quando comunisti e nazisti erano più alleati che nemici

Nel novembre del ’32 i comunisti del KPD e i nazisti del NSDAP si ritrovarono per la prima volta a collaborare in una comune azione militante: entrambi gli avversari della repubblica weimeriana non dimostrarono scrupoli di sorta nell’architettare una convergenza finalizzata all’abbattimento dell’ordine democratico costituito…

 

Argomento: Socialismo

«Io, preside sotto sequestro.
Hanno minacciato i miei figli»

Il professore Pescosolido aggredito dai collettivi di sinistra per non aver impedito un convegno sulle foibe: «Salvo grazie alla polizia»...

Argomento: Socialismo